Espressione usata per indicare il peggioramento delle abitudini di vita e delle relazioni causato da un illecito; oggi non è una voce di danno autonoma ma un aspetto del danno non patrimoniale.

Come funziona

Per anni parte della giurisprudenza ha riconosciuto il danno esistenziale come categoria a sé: la rinuncia a hobby, sport, vita sociale, progetti, relazioni affettive. Nel 2008 le Sezioni Unite della Cassazione hanno chiarito che il danno non patrimoniale è una categoria unitaria. Questi pregiudizi si risarciscono ancora, ma come conseguenze sulla vita di relazione del danno biologico, o della lesione di un diritto fondamentale della persona, e non come voce aggiuntiva.

In pratica cambia il modo di chiederli: vanno descritti e provati in concreto, con testimoni, documenti e abitudini precedenti, e il giudice ne tiene conto aumentando il risarcimento con la personalizzazione.

Riferimenti normativi

  • Art. 2059 c.c. (danni non patrimoniali)
  • Cass., Sezioni Unite, 11 novembre 2008, n. 26972

Un esempio

Un maratoneta amatoriale, dopo un incidente, non può più correre e lascia il gruppo sportivo che frequentava da anni. Questa perdita non si chiede come ‘danno esistenziale’ separato, ma va provata per ottenere la personalizzazione del danno biologico.

Approfondisci

Per approfondire: Danno non patrimoniale.

Voci correlate: Risarcimento del danno esistenziale, Risarcimento del danno alla vita di relazione e Risarcimento del danno alla persona non patrimoniale.

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