Il risarcimento che spetta al proprietario quando il suo animale d’affezione, come un cane o un gatto, viene ferito o ucciso per colpa altrui.
Come funziona
La voce sempre risarcibile è quella economica: spese veterinarie, cure, eventuale valore dell’animale. Più discusso è il danno non patrimoniale per la sofferenza del proprietario. Le Sezioni Unite della Cassazione nel 2008 lo hanno escluso in via generale, perché il rapporto con l’animale non è tutelato come un diritto inviolabile della persona; alcuni giudici di merito lo hanno poi riconosciuto in casi specifici.
Chi vuole chiedere anche questo danno deve documentare l’intensità del legame e le conseguenze concrete subite, per esempio un disturbo psicologico certificato.
Riferimenti normativi
- Art. 2043 c.c.
- Cass., Sezioni Unite, n. 26972/2008 (limiti del danno non patrimoniale)
Un esempio
Un’auto investe un cane al guinzaglio sulle strisce pedonali. Il proprietario chiede al conducente il rimborso delle spese veterinarie; la richiesta di danno non patrimoniale per la sofferenza patita è possibile, ma l’esito dipende dalla prova e dall’orientamento del giudice.
Approfondisci
Per approfondire: Avvocato per la responsabilità civile.
Voci correlate: Danno causato da animali domestici e Risarcimento del danno alla persona non patrimoniale.