Il danno subito dalla vittima di un illecito che non muore subito ma dopo un certo tempo, durante il quale soffre per le lesioni e, se cosciente, per l’attesa della fine; il diritto al risarcimento passa agli eredi.

Come funziona

La giurisprudenza distingue due componenti. Il danno biologico terminale è la lesione della salute nel periodo tra l’evento e la morte, quando questo periodo è apprezzabile. Il danno morale terminale, detto anche catastrofale, è la sofferenza di chi, rimasto lucido, percepisce che sta per morire: può essere riconosciuto anche se l’intervallo è breve.

Entrambi entrano nel patrimonio della vittima e si trasmettono agli eredi, che possono chiederli in aggiunta al proprio danno da perdita del rapporto parentale. Le Tabelle di Milano contengono criteri specifici per liquidarli.

Riferimenti normativi

  • Cass., Sezioni Unite, n. 15350/2015 (distinzione tra danno da perdita della vita e danno terminale)

Un esempio

Un pedone investito resta ricoverato in terapia intensiva per dieci giorni, a tratti cosciente, prima di morire. Gli eredi possono chiedere il danno biologico terminale per quei giorni e, se si prova che era consapevole della gravità delle sue condizioni, il danno morale terminale.

Approfondisci

Per approfondire: Incidente stradale mortale: i danni risarcibili.

Voci correlate: Risarcimento del danno tanatologico e Risarcimento del danno da lesione del rapporto parentale per decesso.

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